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Lombalgie e Disordini Posturali


Abstract di un articolo scritto nel “lontano” 2004


La nostra postura è il complesso risultato dell’interazione di più sistemi.

Gran parte delle patologie muscolo-scheletriche possono produrre alterazioni posturali.

Atteggiamenti impropri e disordini posturali possono avere varia natura.

Quelli più frequenti interessano la colonna vertebrale, ma numerose altre strutture come il cingolo scapolare, il cingolo pelvico, le ginocchia ed altrettante strutture nervose, concorrono nella postura e nel movimento volontario.

Disordini posturali possono:

  • nascere da una deviazione del rachide in una delle sue parti;
  • generarsi da una cattiva occlusione dentaria che si ripercuote sulla articolazione temporo mandibolare e sulla postura cervicale con compensi a catena su tutta la colonna;
  • dipendere da alterazioni del tono muscolare della muscolatura tonica e in minor misura anche della muscolatura fasica;
  • nascondere una dismetria tra gli arti inferiori o una alterazione plantare;
  • derivare da grosse cicatrici o essere conseguenza di ustioni gravi che hanno deteriorato grandi zone di pelle;
  • essere conseguenza di tutti i traumi che interferiscono sulla simmetria della deambulazione e della stazione eretta.

La colonna vertebrale è composta di ossa sovrapposte sommariamente cilindriche, tra le quali è interposto il disco intervertebrale, una piccola struttura cilindrica che ne consente il movimento.

E’ rinforzata da muscoli e legamenti, sostiene tronco ed organi, alloggia e protegge il midollo spinale che dalla base del cranio scende sino all’inizio della zona lombare lasciando affiorare, da appositi fori, i nervi.

L’insieme rappresentato da bacino, sacro, e vertebre lombari è un mirabile incrocio di forze ascendenti e discendenti, cui è richiesta mobilità e stabilità.

Si è evoluta in questa forma in seguito al lungo processo di verticalizzazione dell’uomo dalla posizione di quadrumane a quella bipede ed il tratto lombo-sacrale è tuttora l’anello debole della catena.

Il Cingolo pelvico è costituito dalle due anche lateralmente e dal sacro medialmente.

Ogni anca si compone di Ileo, Ischio e Pube, ossa distinte che si fondono durante l’età evolutiva.

Il cingolo pelvico comprende:

  • – articolazione lombo-sacrale.
  • – articolazione sacro-iliaca
  • – articolazione sacro-coccigea
  • – sinfisi pubica
  • – articolazione coxo-femorale

Mantiene la stazione eretta permettendo la deambulazione, la corsa ed il salto.

Ciò spiega il notevole sviluppo della muscolatura glutea e come dismetrie dell’anca possano dar luogo a deviazioni del rachide.

L’ articolazione sacro-iliaca interviene durante il parto aumentando la mobilità della sinfisi pubica e determinando una certa lassità legamentosa a carico delle zone fibro-connettivali.

Questo cambiamento fisiologico riguarda le donne in gravidanza che dovranno evitare programmi di stretching o lavoro muscolare troppo impegnativo.

Il primo effetto della comparsa di un dolore è la cosiddetta zoppia di fuga.

Per fuggire al dolore il corpo assume delle posture “comode” ma improprie.

Ne è caso tipico la lombalgia, una manifestazione patologica che determina varie reazioni a catena sulla dinamica dello scheletro.

Ma che cos è la lombalgia?
La lombalgia è una algia che colpisce la regione lombare e sacrale. 
Quando si irradia agli arti inferiori viene indicata come lombosciatalgia.

Il dolore, favorito dal freddo e dall’umido, è prodotto da diverse cause.

La risposta dell’organismo alla lombalgia è una contrattura della muscolatura lombare che aumenta la sensazione dolorosa e determina una marcata difficoltà di movimento della colonna e del bacino.

Uno sforzo eccessivo, una caduta, un trauma o ancora patologie degenerative (come l’ artrosi) producono dolore per lo stiramento dei muscoli e dei legamenti.

Riconoscere l’origine del disturbo, che si potrebbe pensare sorgere esclusivamente da problemi ortopedici, può essere assai difficile, ed anche se nella maggior parte dei casi la causa è da ricercarsi in disfunzioni muscolo-scheletriche, bisogna tener conto che patologie addominali, viscerali o pelviche, possono rivelarsi dando dolore lombare.

Tra le cause: condizioni lavorative e ambientali, una certa predisposizione familiare, fattori congeniti, psicogeni, neoplastici o metabolici.

Il primo posto è comunque occupato dall’artrosi lombare che si manifesta intorno ai 50 anni di età calcificando la superficie delle vertebre; la progressiva disidratazione rende inoltre i dischi intervertebrali meno elastici.

Il perpetuarsi di traumi e movimenti scorretti, di sforzi non proporzionati alle proprie possibilità, causa danni al disco intervertebrale, che può così protrudere al di fuori della propria sede.

Se la protrusione è diretta all’indietro e preme su una radice nervosa causerà dolore e sintomi anche in zone lontane dalla causa primaria del problema, ad esempio nella gamba o nel piede.

Se il disco protruso si lacera lascia fuoriuscire il materiale in esso contenuto determinando un’ernia discale. Se, inoltre, la protrusione produce una compressione delle radici spinali, uno schiacciamento o una pressione midollare, il trattamento può soltanto essere chirurgico.

Dopo l’asportazione dell’ernia bisognerà riequilibrare la statica della colonna vertebrale; l’ernia avrà infatti compromesso le strutture di protezione della colonna stessa.

Per effetto di una posizione di “fuga” dal dolore, il bacino potrà essersi ruotato da un lato, e si osserverà di conseguenza un atteggiamento di compenso della colonna vertebrale in cerca di un nuovo asse.


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